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Pierdonato Taccogna: la pittura della luce in MOON

8 ore fa
Tempo di lettura: 6 min

Che cosa accade quando il cosmo smette di essere semplicemente il soggetto di un dipinto e diventa materia pittorica? È questa, a mio avviso, una delle domande attraverso cui leggere MOON, la mostra personale di Pierdonato Taccogna presentata dal 2 al 30 ottobre 2026 al Casino delle Muse, galleria d’arte contemporanea a Palermo, con la curatela di Giulia Sirchia e la mia direzione artistica.

Conosco la ricerca di Taccogna e proprio per questo considero MOON non come un semplice nuovo capitolo dedicato al suo immaginario astronomico, ma come un passaggio nel quale alcuni elementi presenti da tempo nella sua pittura sembrano trovare un equilibrio differente. Il cosmo rimane riconoscibile, la luna continua a essere presenza ricorrente, ma il problema centrale non è più soltanto ciò che viene rappresentato. È come la pittura riesca a produrre luce attraverso la materia.

È qui che MOON diventa interessante dal punto di vista critico. Perché davanti a queste opere non credo sia sufficiente parlare di paesaggio cosmico o di Space Art. Bisogna osservare ciò che accade alla superficie.


Pierdonato Taccogna mostra MOON al Casino delle Muse di Palermo

Pierdonato Taccogna e il cosmo: rappresentare ciò che non possiamo abitare

Il cielo possiede una contraddizione che la pittura conosce da secoli: è uno degli spazi che osserviamo più frequentemente e, allo stesso tempo, uno dei luoghi che possiamo conoscere quasi esclusivamente attraverso la distanza. Nel lavoro di Pierdonato Taccogna questa distanza diventa uno spazio pittorico. Pianeti, lune, eclissi e profondità cosmiche appartengono a un immaginario riconoscibile, ma non credo vadano interpretati soltanto come rappresentazioni di fenomeni astronomici.

Taccogna utilizza il cosmo per costruire una condizione percettiva. Ciò che è lontanissimo acquista consistenza sulla superficie; ciò che nella realtà appartiene a distanze inconcepibili viene ricondotto alla misura fisica della tela. In questo passaggio avviene qualcosa di interessante: l'astronomia fornisce l'immagine, ma è la pittura a stabilirne il significato.

È anche per questo che considero riduttivo leggere queste opere soltanto attraverso la loro spettacolarità. Una luna, una nebulosa o un'eclissi possono produrre immagini immediatamente seducenti. Il problema per un pittore è andare oltre quella seduzione. MOON comincia proprio dove l'immagine astronomica smette di essere sufficiente.


Pierdonato Taccogna mostra MOON al Casino delle Muse di Palermo

La luce è il vero soggetto di MOON

Se dovessi individuare una parola attraverso cui attraversare l'intera mostra, non sceglierei “luna”. Sceglierei luce.

La luna, del resto, contiene già in sé questa contraddizione: ciò che percepiamo come luminoso non produce la propria luce. Esiste visivamente attraverso una relazione tra illuminazione e oscurità. Nella pittura di Taccogna questo rapporto diventa particolarmente evidente perché il buio non funziona semplicemente come sfondo sul quale collocare un corpo celeste. È la condizione necessaria affinché la luminosità possa emergere.

Per questo considero importante distinguere la luce dipinta dalla semplice rappresentazione di qualcosa di luminoso. Sono due problemi differenti. Nel secondo caso riconosciamo un astro perché il pittore ne riproduce alcuni caratteri visivi; nel primo è la costruzione pittorica stessa a farci percepire una sorgente, un bagliore, una profondità. In MOON questa seconda possibilità assume un peso crescente: le superfici acquistano consistenza e la luce sembra cercare una strada attraverso la materia.

È ciò che avevo sintetizzato parlando della mostra: Taccogna dipinge l'ombra, ma il vero soggetto rimane la luce. Il cosmo diventa allora meno descrizione e sempre più atmosfera ed esperienza.


Eclissi: vedere la luce attraverso la sua interruzione

Tra le opere che rendono particolarmente evidente questo passaggio c'è Eclissi, nella quale la corona solare emerge dall'oscurità. L'opera è stata individuata anche nella presentazione ufficiale della mostra come uno dei lavori centrali del progetto.

L'eclissi è un'immagine particolarmente adatta alla ricerca di Taccogna perché rende visibile qualcosa attraverso una sottrazione. Il disco oscuro interrompe la luce e proprio questa interruzione permette alla corona di manifestarsi. Pittoricamente è quasi un paradosso: per rappresentare la luminosità bisogna costruire il buio che la circonda.

In Eclissi questo rapporto impedisce di leggere l'ombra come semplice assenza. L'oscurità possiede una funzione attiva, determina la percezione della luce e costruisce la profondità dell'immagine. È proprio questa reciprocità a interessarmi: non vediamo la luce nonostante il buio, ma attraverso il buio.

Il riferimento astronomico rimane quindi leggibile, ma non esaurisce l'opera. L'eclissi diventa un dispositivo pittorico attraverso cui interrogare apparizione e scomparsa, presenza e assenza, superficie e profondità.


La juta e la materia: quando il cosmo perde la propria immaterialità

Un altro elemento importante di MOON riguarda il supporto. Le opere sono realizzate anche su tela di juta, dato documentato nella presentazione della mostra. La scelta è interessante proprio perché introduce una materia fisicamente evidente in un immaginario che siamo abituati a considerare impalpabile.

La trama della juta non scompare completamente sotto l'immagine. Rimane una presenza capace di interferire con il colore e con la percezione della superficie. È quasi un cortocircuito: l'infinito viene costruito sopra qualcosa di estremamente terrestre, ruvido, concreto. Qui la materia non serve soltanto a rendere il dipinto più ricco visivamente. Stabilisce una tensione. Da una parte abbiamo l'idea di uno spazio potenzialmente infinito; dall'altra una superficie che continua a dichiarare la propria fisicità. È in questa distanza che la pittura di Taccogna trova, a mio avviso, uno dei suoi elementi più convincenti: il cosmo non viene smaterializzato, viene riportato alla materia.


Dalla Space Art a una dimensione interiore

Definire il lavoro di Pierdonato Taccogna attraverso la Space Art è utile per individuarne l'orizzonte iconografico, ma una definizione diventa limitante quando comincia a sostituire l'osservazione delle opere. In MOON il riferimento cosmico rimane evidente, tuttavia ciò che interessa maggiormente è il progressivo allontanamento dalla pura descrizione.

Giulia Sirchia, curatrice della mostra, individua proprio nel rapporto tra luce, materia e dimensione interiore uno dei nuclei del progetto: il rapporto tra luce e oscurità supera la rappresentazione del reale e conduce verso un universo legato alla percezione. È un punto che condivido perché permette di leggere l'immagine astronomica non come destinazione finale, ma come soglia.

Più il cosmo diventa pittura, meno abbiamo bisogno di sapere quale fenomeno stiamo osservando. L'immagine può continuare a ricordare una luna, un'eclissi o una profondità siderale, ma contemporaneamente comincia a produrre qualcosa che appartiene all'esperienza dello spettatore: sospensione, distanza, attrazione, talvolta inquietudine.

È in questo passaggio che riconosco una maturazione della ricerca di Taccogna. Il cosmo non scompare: smette semplicemente di essere il punto d'arrivo.


MOON al Casino delle Muse: perché lo spazio espositivo conta

Una mostra non è mai soltanto la somma delle opere che contiene. È anche il modo in cui quelle opere vengono messe in relazione tra loro e con uno spazio. MOON nasce come personale di Pierdonato Taccogna al Casino delle Muse di Palermo, inaugurando il 2 ottobre 2026 la nuova stagione espositiva della galleria. Il progetto è curato da Giulia Sirchia e resterà visitabile fino al 30 ottobre.Per il Casino delle Muse, MOON si inserisce in un lavoro espositivo nel quale mostre, artisti e ricerca curatoriale vengono documentati anche attraverso un archivio dedicato. In questo caso lo spazio assume un significato particolare perché le opere chiedono di essere osservate attraverso distanze differenti: da lontano prevale l'immagine cosmica; avvicinandosi emergono superficie, trama e costruzione pittorica.

È una differenza che la fotografia difficilmente restituisce completamente. Le immagini digitali permettono di conoscere l'opera, ma la pittura di Taccogna richiede anche un confronto con la sua presenza fisica. Il rapporto tra materia e luminosità diventa più leggibile proprio quando lo spettatore può modificare la propria distanza dalla tela.


ritratto dell'artista Pierdonato taccogna nel suo studio

Perché MOON rappresenta un passaggio nella pittura di Pierdonato Taccogna

Non utilizzerei il termine “maturità” per suggerire che ciò che precede MOON appartenga a una fase incompleta. Una ricerca artistica interessante procede piuttosto per trasformazioni, permanenze e spostamenti. In queste opere riconosco soprattutto uno spostamento dell'equilibrio: la componente descrittiva rimane, ma acquista maggiore importanza ciò che accade tra luce, ombra e materia.

È un cambiamento sottile e proprio per questo significativo. Taccogna non rinnega il proprio immaginario e non sente la necessità di inventarne artificialmente uno nuovo. Lavora invece all'interno di ciò che gli appartiene, cercando di portarlo oltre la riconoscibilità dell'immagine.

È spesso qui che si misura la continuità di una ricerca: non nella capacità di cambiare soggetto continuamente, ma nella possibilità di tornare sullo stesso problema senza produrre sempre la stessa risposta.


Pierdonato Taccogna, MOON e Palermo

Che questa riflessione venga presentata a Palermo non è per me un elemento puramente geografico. Una galleria costruisce progressivamente la propria identità anche attraverso gli artisti che decide di presentare e le ricerche alle quali concede spazio. Con MOON, Il Casino delle Muse – galleria d'arte contemporanea a Palermo mette al centro una pittura che mantiene riconoscibile la propria figurazione ma cerca contemporaneamente di superarla attraverso materia e percezione.

La mostra entra così nel rapporto che provo da tempo a costruire tra attività critica e attività espositiva. Sono due funzioni differenti e credo sia importante che rimangano tali: la critica deve poter interrogare un'opera, mentre la galleria deve creare le condizioni perché quell'opera possa essere incontrata, osservata e contestualizzata.

Il mio interesse per MOON nasce esattamente in questo spazio. Non dalla necessità di spiegare allo spettatore cosa debba vedere, ma dalla possibilità di indicare un problema pittorico che attraversa le opere: come rendere visibile la luce senza separarla dall'oscurità che la rende percepibile?

Pierdonato Taccogna risponde continuando a dipingere il cosmo. Ma in MOON quel cosmo appare sempre meno come un luogo lontano da rappresentare e sempre più come un dispositivo attraverso cui interrogare la pittura stessa.

La luna rimane nell'immagine. L'eclissi conserva la propria riconoscibilità. La profondità continua a suggerire distanze astronomiche.

Eppure, alla fine, ciò che rimane davanti ai nostri occhi è qualcosa di molto più antico del cosmo rappresentato: una superficie, della materia, il buio e il tentativo della pittura di produrre luce.

 

GCC

GIUSEPPE CARLI

Critico d'arte, curatore, autore e ricercatore in arte contemporanea e cultura visuale

subdiale@gmail.com

© 2025 Giuseppe Carli Critic

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