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OELLE archive ②: quando una collezione d’arte diventa coscienza del presente

8 ore fa
Tempo di lettura: 8 min

Che cosa significa collezionare arte contemporanea in un tempo attraversato da conflitti, trasformazioni sociali e profonde incertezze? La domanda riguarda il significato stesso del collezionismo, perché una raccolta di opere non rappresenta soltanto la successione di acquisizioni compiute nel corso degli anni, ma può diventare il documento di una sensibilità culturale, delle questioni che hanno orientato determinate scelte e del rapporto che un'istituzione decide di stabilire con il proprio tempo. È da questa prospettiva che merita di essere osservata OELLE archive ②, il progetto espositivo con il quale la Fondazione OELLE Mediterraneo Antico ETS presenta una selezione della propria collezione, inaugurando domenica 18 ottobre 2026, alle ore 10.30, presso la fON Art Gallery di Aci Castello, in provincia di Catania.

Il progetto riunisce artisti italiani e internazionali attorno ad alcune delle questioni più urgenti della contemporaneità, dalla rappresentazione della guerra alle forme di oppressione politica, dalle possibilità dell'autodeterminazione alle conseguenze delle trasformazioni ambientali. Tuttavia, il suo interesse non risiede soltanto nei temi affrontati, quanto nella scelta di utilizzare una collezione come strumento per interrogare il presente, riconoscendo che il patrimonio di una fondazione non è necessariamente qualcosa di concluso, ma può continuare a produrre interpretazioni e relazioni nuove.


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Da definire in base all'immagine effettivamente utilizzata per la copertina della mostra OELLE archive ②

La collezione come scelta culturale, non come semplice accumulazione

Ogni collezione nasce attraverso un processo di selezione e, proprio per questa ragione, non può essere considerata del tutto neutrale. Scegliere un artista significa attribuire valore a una ricerca, riconoscerne la capacità di esprimere una determinata visione e inserirla all'interno di un racconto più ampio. Quando queste decisioni si accumulano nel tempo, finiscono per delineare una posizione culturale, talvolta anche indipendentemente dalle intenzioni iniziali di chi le ha compiute.

Una fondazione che decide di rendere pubblica la propria raccolta assume quindi una responsabilità ulteriore: non soltanto conservare e valorizzare le opere, ma renderne comprensibili le relazioni, costruendo le condizioni affinché possano essere osservate criticamente. L'archivio smette così di essere un deposito ordinato della memoria e diventa un luogo nel quale il passato delle acquisizioni incontra le domande del presente.

In OELLE archive ② questa possibilità emerge dalla scelta di accostare linguaggi e sensibilità differenti, senza cercare necessariamente una continuità stilistica. È una prospettiva che sposta l'attenzione dall'unità formale della collezione alla pluralità delle questioni che essa può sollevare, suggerendo che il valore di un insieme di opere non dipenda soltanto dalla qualità dei singoli lavori, ma anche dalla capacità di generare confronti inattesi.


Arte e conflitti: il problema di rappresentare la violenza

Tra i temi centrali della mostra emerge quello della guerra, affrontato attraverso ricerche che interrogano non soltanto gli eventi e le loro conseguenze, ma anche il modo nel quale vengono trasformati in immagini. È una questione particolarmente delicata in un'epoca nella quale fotografie, video e testimonianze di conflitti raggiungono quotidianamente un pubblico vastissimo, producendo una familiarità visiva con la violenza che non sempre corrisponde a una maggiore comprensione di ciò che accade. Il lavoro fotografico di Michael Christopher Brown, legato alla testimonianza di scenari di guerra internazionali, si colloca all'interno di questa problematica, mentre The Cool Couple affronta la rappresentazione del conflitto attraverso un linguaggio che ricorre anche all'ironia e a un'estetica apparentemente giocosa. Sono due prospettive differenti che permettono di considerare un problema comune: la distanza tra la visibilità di un evento e la capacità delle immagini di restituirne la complessità.

L'arte contemporanea si confronta infatti con un paradosso. Da una parte esiste la necessità di mostrare ciò che rischia di essere ignorato, dall'altra la ripetizione delle immagini può generare assuefazione, riducendo progressivamente la forza della testimonianza. Il problema non consiste allora soltanto nel rappresentare la violenza, ma nel trovare forme capaci di sottrarla alla rapidità del consumo visivo, restituendo allo spettatore il tempo e la responsabilità dell'osservazione.

È su questo terreno che una mostra dedicata ai conflitti può acquistare una reale consistenza critica, a condizione che il contenuto politico delle opere non venga considerato automaticamente una garanzia del loro valore artistico. La forza di un lavoro dipende anche dalla capacità di costruire un linguaggio che renda quella questione necessaria, evitando che l'immagine si limiti a illustrare un argomento già conosciuto.


Il corpo, il territorio e la memoria delle ferite

Una diversa prospettiva emerge dalle ricerche di Thomias Radin e Dala Nasser, le cui opere vengono presentate per la prima volta nel contesto catanese insieme a quelle di The Cool Couple. Nel percorso annunciato dalla Fondazione, Radin affronta il rapporto tra esperienza individuale e dimensione collettiva attraverso il corpo e il movimento, mentre Nasser rivolge la propria attenzione alle conseguenze dei conflitti, alle ferite dei territori e alle tracce che la violenza lascia nella memoria.

Si tratta di due direzioni che permettono di interrogare il rapporto tra esperienza e rappresentazione, perché la storia non si manifesta soltanto attraverso gli eventi documentati, ma continua a esistere nei corpi, nei luoghi e nelle trasformazioni che essi subiscono. Il corpo può diventare il luogo nel quale si incontrano identità individuale e appartenenza collettiva, mentre il territorio conserva tracce che resistono alla conclusione formale degli avvenimenti.

La memoria, in questa prospettiva, non coincide con una semplice registrazione del passato. È qualcosa che viene continuamente reinterpretato e che può assumere forme differenti a seconda delle esperienze, delle condizioni politiche e delle possibilità di espressione. L'arte interviene proprio in questo spazio, non necessariamente per ricostruire ciò che è accaduto, ma per rendere percepibili le conseguenze che continuano ad agire nel presente.


Libertà, potere e autodeterminazione nell’arte contemporanea

Il percorso di OELLE archive ② si estende alle strutture politiche e sociali che regolano la vita collettiva, attraverso ricerche nelle quali il linguaggio artistico assume una funzione esplicitamente critica. Daniela Ortiz affronta le disuguaglianze, i rapporti di potere e le eredità coloniali, mentre Tamás Kaszás interroga il significato della libertà e dell'autodeterminazione, mettendo in discussione i modelli attraverso i quali vengono organizzate le relazioni sociali. Il loro accostamento consente di riflettere su una delle questioni fondamentali dell'arte contemporanea: la possibilità di rendere visibili strutture che spesso agiscono senza manifestarsi immediatamente. Le disuguaglianze non si esprimono soltanto attraverso episodi riconoscibili, ma possono essere incorporate nei sistemi economici, nelle istituzioni, nelle rappresentazioni culturali e nelle modalità con cui vengono distribuite opportunità e diritti. L'arte può contribuire a mettere in discussione questi meccanismi, non perché possieda automaticamente la capacità di modificarli, ma perché può alterare le prospettive abituali attraverso le quali vengono osservati. In questo senso la libertà non appare soltanto come un principio astratto, ma come una condizione concreta da interrogare nelle sue possibilità, nei suoi limiti e nelle sue contraddizioni.

La dimensione politica dell'opera non deve tuttavia essere confusa con la semplice adesione a una posizione ideologica. Una ricerca artistica acquista profondità quando riesce a trasformare il proprio contenuto in un'esperienza intellettuale e visiva, lasciando aperto uno spazio di interpretazione nel quale lo spettatore non sia soltanto chiamato a confermare ciò che già pensa.


Una collezione eterogenea e il valore del confronto tra linguaggi

Accanto alle ricerche più direttamente legate alle tensioni politiche e sociali, OELLE archive ② comprende opere di Alfio Bonanno, Federico Baronello, Margot Kalach, Francesco Lauretta, Antonio Marras, Ryan Mendoza, Lalla Lussu, Alfredo Pirri, Carol Rama, Marco Nereo Rotelli ed Ettore Sottsass. La presenza di artisti appartenenti a esperienze, generazioni e linguaggi differenti introduce una complessità che impedisce di ridurre il progetto a una mostra tematica costruita attorno a un unico orientamento espressivo.

Una collezione di questo tipo pone inevitabilmente il problema del rapporto tra differenza e coerenza. La varietà, da sola, non garantisce infatti la qualità di un percorso espositivo, così come l'appartenenza a una medesima generazione o a uno stesso linguaggio non assicura necessariamente un confronto significativo. Ciò che conta è la capacità di costruire relazioni che permettano alle opere di conservare la propria autonomia, pur contribuendo a una riflessione condivisa.

In questo senso, la scelta di presentare la collezione attraverso una selezione rappresenta già un atto interpretativo. Ogni nuovo allestimento può modificare le connessioni tra i lavori, attribuire maggiore evidenza a determinate questioni e suggerire letture differenti di opere che appartengono da tempo al patrimonio della Fondazione. L'archivio non viene semplicemente mostrato, ma continuamente riscritto attraverso il modo nel quale viene organizzato.


Oltre la parete espositiva: la suite di Alfredo Pirri e la Meta Room di Ryan Mendoza

La visita alla Fondazione comprende anche la possibilità di scoprire la suite di Alfredo Pirri e la Meta Room di Ryan Mendoza, due ambienti che introducono una diversa relazione tra opera, spazio e spettatore. La loro presenza suggerisce una riflessione sul progressivo ampliamento dell'esperienza artistica oltre il modello tradizionale dell'oggetto collocato davanti a un osservatore.

Quando l'opera interviene sull'ambiente, il rapporto con lo spazio può diventare parte integrante della sua percezione. Non si tratta più soltanto di guardare un'immagine o di osservare una forma, ma di confrontarsi con una condizione nella quale il luogo stesso partecipa all'esperienza, modificando distanze, orientamenti e modalità di attenzione. È un aspetto significativo anche per comprendere il ruolo delle fondazioni contemporanee, che possono sviluppare progetti difficilmente riconducibili alla semplice esposizione di opere mobili. L'istituzione culturale diventa allora non soltanto il luogo nel quale l'arte viene conservata, ma uno spazio capace di accogliere sperimentazioni che richiedono un rapporto più articolato tra ricerca artistica, architettura e pubblico.


Fondazione OELLE e il ruolo delle istituzioni culturali in Sicilia

La mostra si colloca in un momento particolare della storia della Fondazione OELLE Mediterraneo Antico ETS, che nel 2027 celebrerà dieci anni di attività. Un percorso nel quale il dialogo tra il territorio siciliano e la scena artistica internazionale ha assunto un'importanza crescente, attraverso esposizioni, collaborazioni e iniziative dedicate al sostegno della ricerca contemporanea.

Tra queste si distingue il Premio OELLE – Mediterraneo Antico, promosso dal 2022 in collaborazione con Artissima, che offre a un artista selezionato da una giuria internazionale l'opportunità di sviluppare una residenza in Sicilia e realizzare un progetto originale. Tra i protagonisti delle diverse edizioni figurano Dala Nasser, Carolina Ricca Lee, Daniela Ortiz e Thomias Radin.

Il rapporto tra una fondazione e il territorio nel quale opera non dovrebbe essere misurato soltanto attraverso il numero degli eventi organizzati, ma anche attraverso la capacità di produrre occasioni di conoscenza e di inserire il contesto locale all'interno di relazioni culturali più ampie. In una regione come la Sicilia, la presenza di istituzioni capaci di sostenere il confronto con ricerche internazionali contribuisce ad ampliare le possibilità di accesso al dibattito artistico contemporaneo, senza che questo debba necessariamente comportare una perdita di attenzione verso le specificità locali.

La dimensione mediterranea, in tale prospettiva, può diventare qualcosa di più di un riferimento geografico: uno spazio culturale attraversato da storie, migrazioni, conflitti e relazioni che continuano a influenzare il nostro modo di interpretare il presente.


L’archivio non custodisce soltanto il passato

Il titolo OELLE archive ② contiene una questione che supera il significato immediato dell'esposizione: quale rapporto può esistere tra un archivio, per sua natura legato alla conservazione, e un presente caratterizzato da trasformazioni rapide e spesso contraddittorie? La risposta non consiste necessariamente nel considerare la collezione come uno specchio fedele della società, perché nessuna selezione di opere può restituire integralmente la complessità del mondo contemporaneo.

Una raccolta può però rendere riconoscibili alcune domande fondamentali, mostrando come artisti differenti abbiano affrontato problemi che continuano a riguardarci. Può inoltre documentare il percorso di un'istituzione, le sue scelte e le relazioni culturali costruite nel tempo, senza pretendere che queste costituiscano una rappresentazione definitiva della contemporaneità. È proprio in questa condizione aperta che risiede uno degli aspetti più interessanti del progetto della Fondazione OELLE: la possibilità di considerare il collezionismo non soltanto come un esercizio di conservazione, ma come una pratica culturale capace di assumersi la responsabilità del presente. Perché il significato di una collezione non si esaurisce nel momento in cui un'opera viene acquisita, ma continua a trasformarsi ogni volta che quell'opera viene rimessa in relazione con nuove domande, nuovi spettatori e nuove circostanze storiche.


OELLE archive ②: dove e quando visitare la mostra

OELLE archive ②: la collezione della Fondazione si racconta a colazione inaugura domenica 18 ottobre 2026, alle ore 10.30, presso la fON Art Gallery – Fondazione OELLE Mediterraneo Antico ETS, in via Antonello da Messina 45, Aci Castello (CT).

Il progetto riunisce opere di artisti italiani e internazionali e offre l'opportunità di conoscere la collezione della Fondazione, insieme alla suite di Alfredo Pirri e alla Meta Room di Ryan Mendoza.

Per informazioni sulle visite e sulle successive aperture è possibile contattare la Fondazione all'indirizzo info@fondazioneoelle.com oppure al numero 095 2282011.


GCC

GIUSEPPE CARLI

Critico d'arte, curatore, autore e ricercatore in arte contemporanea e cultura visuale

subdiale@gmail.com

© 2025 Giuseppe Carli Critic

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