Il mediterraneo invisibile

 

 



Una nuova sede, una mostra imperdibile. Dopo trent'anni di attività il Centro d'arte Raffaello inaugura venerdì 19 ottobre, ore 19:30, la sua seconda sede (via Notarbartolo 9/e – 90141 - Palermo) omaggiando il maestro Piero Guccione con la mostra a cura di Giuseppe Carli “Il Mediterraneo Invisibile”.Una selezione di 27 opere tra cui la serie “Macchine e Riflessi” dove l'artista esprime i suoi studi sulla riflessione del concetto di doppio, lo studio del ritratto ispirato a F. Bacon o ancora ma non da meno l'opera“Personaggi”donata alla storica sede del partito comunista a Roma in via delle botteghe oscure. Grazie alla visione della gallerista Sabrina Di Gesaro la nuova apertura si pone l'obiettivo di fornire un punto di riferimento per tutte le persone che credono fortemente nello sviluppo e nella crescita culturale della città, dando alla stessa una nuova direzione più contemporanea, al passo con i tempi.


“L’aggiunta di una nuova sede, oltre quella di via Resuttana 414, non a caso nell'anno in cui Palermo è Città Capitale della Cultura 2018- commenta Sabrina Di Gesaro- accompagna e sottolinea la continua evoluzione di Palermo e si pone l'intento di contribuire alla crescita del territorio curando lo sviluppo professionale dei nuovi talenti nel panorama palermitano.”
Il Centro d'arte Raffaello, nel corso di questi 30 anni di attività, ha esposto artisti appartenenti alle più importanti correnti del '900, dal surrealismo alla Pop Art, con una particolare attenzione ai pittori siciliani, garantendo ai collezionisti ed appassionati la possibilità di avvicinarsi ad una vasta gamma di opere d'arte qualificate e ben selezionate.

Per tale motivazione si è scelto di inaugurare i nuovi spazi proprio con l'artista Piero Guccione.

 

“Con la sua pittura- spiega il critico Giuseppe Carli- Guccione cerca di entrare fisicamente nelle cose, utilizzando lo sguardo come strumento preliminare che da accesso ad uno studio accurato che potremmo definire un continuo filtraggio dell'oggetto che evoca un carico di malinconia e stupore verso la natura, che è quasi l'unico soggetto di conforto. Ne deriva il quadro come pura emozione, con l'affiorare dell'aria e della luce, tanto da superare la canonica espressione naturalistica molto diversa da quella ottocentesca di Lojacono, seppur il reale è stato per entrambi il punto di partenza. Il suo mare spesso rappresentato come un'unica sottile linea d'orizzonte e una calma superficie piatta sulla quale si muovono le ombre più impercettibili, fornisce uno stimolo minimo, il silenzio visivo necessario a rendere visibile la bellezza alla portata di tutti”.

 

 

 

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